| Storia e geografia sarde a scuola? Basta volerlo |
|
|
|
| Scritto da Paulu Pisu |
| Lunedì 12 Ottobre 2009 16:12 |
|
Il Piano Offerta Formativa è il documento fondamentale della scuola, in esso si delineano gli indirizzi educativi che essa propone: … la scuola intende aprirsi al territorio… gli interventi volti ad ampliare l’offerta formativa sono stati definiti in relazione alle peculiarità culturali, sociali ed economici del territorio... Crediamo che tutto questo non possa essere possibile se si continua ad ignorare la cultura sarda. I libri di testo per nostra disgrazia non sono fatti in Sardegna. In essi la nostra presenza è sempre marginale. Nei libri di storia siamo ignorati (al massimo cenni sui nuraghi). In quello di geografia la nostra isola, guarda caso, è sempre ultima in ordine di pagina e spesso non si arriva a studiarla. Nei testi di italiano non vi è quasi mai cenno a fiabe o autori sardi: Deledda, Cambosu, Dessì, Masala, Lussu, etc. Quando si parla di carnevale, spesso non si va oltre arlecchino e pulcinella. Sappiamo di Halloween ma non de sa dii de is seti cosas, etc. Ci riferiamo alle attività curriculari non a quelle svolte talvolta per buona volontà dell’insegnante (sempre benvenuta) o in virtù di un qualche progetto. Al di fuori di essi, nella scuola, noi, i sardi, non esistiamo. La nostra cultura, ricca e importante in quanto nostra oggi è ignorata dalla scuola di Stato. Sappiamo tutto sulla civiltà egizia, romana, etc. ma nulla della carta del logu o del castello di Monreale. Crediamo sia necessario educare correttamente i nostri figli, fornire loro un giusto corredo identitario determinatore di autostima che funga da vaccino verso una cultura sempre più globalizzata, che li aiuti a darsi una corretta collocazione non solo geografica ma culturale in Italia e nel mondo. Non crediamo si possa prescindere dalla conoscenza della loro terra. Crediamo che sa Sardegna sia ancora uno dei posti più belli d’Italia e del mondo, si tratta della nostra terra, comunque la si pensi. Pensate che ci sia consapevolezza di ciò? Se la nostra cultura trova chiusa la porta di scuola significa solo una cosa: che non vale la pena di essere conosciuta! Cioè i sardi, noi, non abbiamo prodotto una cultura degna della scuola, ma sono stati gli altri ad averlo deciso per noi. Nel programma di storia suggeriamo di affiancare quella sarda alla curriculare. In geografia chiediamo che nei testi non venga rispettato l’ordine di impaginazione. Nella lettura e studio dei brani di antologia chiediamo che gli insegnanti propongano anche autori sardi. Se si parla di carnevale, che facciano conoscere anche le nostre maschere, se di danza, anche i nostri balli e se di musica anche i nostri autori; non solo della tradizione ma anche e soprattutto moderni, in lingua sarda, perché se la nostra cultura dovrà sopravvivere lo potrà fare nella modernità. Basta parlare solo di folklore o tradizione! Secondo la L.R 26/97: … la Regione assume come beni fondamentali da valorizzare la lingua sarda riconoscendone pari dignità rispetto all’italiano - storia, le tradizioni di vita e di lavoro, la produzione letteraria scritta e orale, l’espressione artistica e musicale, etc. Chiediamo altresì che la parte riguardante storia, geografia e cultura in generale venga tratta da autori sardi di conclamata fama. Troppo spesso capita di incorrere in testi pieni di errori anche molto gravi. Mostriamo ai nostri figli che esiste anche la loro cultura, che esistono anche loro, che un giorno possano diventare fautori consapevoli del loro futuro. In attesa di una decisa e seria politica linguistica da parte della Reg. Sarda sulla questione della lingua, vorremo che nei progetti di valorizzazione che la si trattasse come una lingua normale e non come retaggio del passato. In sardo si può e si deve poter parlare di qualunque argomento. Smettiamola di legare la lingua alla tradizione ed esclusivamente al mondo agropastorale scomparso: questo significa solo darle una connotazione negativa di incapacità ad assolvere alle sue funzioni. Soprattutto cerchiamo di evitare di fare lezioni di sardo in italiano. La L. 482/99 prevede anche l’utilizzo delle lingue minoritarie come strumento veicolare per l’insegnamento di altre discipline. In definitiva vogliamo una scuola davvero aperta al territorio per favorire una progressiva maturazione delle coscienze di se e della realtà che li (gli studenti) circonda per affrancarci dall’attuale stato di passività e subalternità spesso di sapore masochistico, rispetto alle altre culture percepite non solo come superiori ma anche le uniche esistenti o possibili. Insomma cerchiamo di mettere noi sardi al centro del nostro mondo per cercare di accrescere la nostra autostima e identità di popolo. Guardate che se non lo facciamo noi nessuno lo farà al nostro posto. In un mondo sempre più globalizzato ne va della nostra sopravvivenza culturale e quindi economica.
Sàrdara, 7 Ottobre 2009
La componente genitoriale del consiglio di istituto di Sardara |


